Obey o l’iconicità della grafica contemporanea

di Cesare Camardo

Frank Shepard Fairey

Frank Shepard Fairey è un artista e illustratore statunitense.
È uno dei più noti esponenti dell’arte di strada. È conosciuto anche col nome d’arte Obey.
Shepard Fairey gioca con il concetto di propaganda promuovendo icone storiche del cinema, della politica e della musica in elaborati grafici didascalici, perfetti per essere riprodotti su una t-shirt. Anche le opere che trasmettono una sorta di riflessione su tematiche importanti come potere, capitalismo, diritti umani e uguaglianza si risolvono in mere speculazioni grafiche di indiscutibile qualità visiva ma ben lontane dall’essere critica di un sistema. La strada ha le sue regole, i suoi codici da rispettare, i suoi valori etici e dissentire significa prendere una posizione chiara, schierarsi.

Nel Gennaio del 2008, Shepard Fairey iniziò a lavorare al progetto di un poster che sarebbe diventato l’immagine non ufficiale della campagna politica di Barack Obama durante le elezioni presidenziali dello stesso anno e, successivamente, grazie alla massificata diffusione, un prodotto di arte grafica globalmente riconosciuto. Nonostante tale artefatto grafico non fosse ufficialmente legato alla campagna del futuro presidente, il 22 Febbraio dello stesso anno l’artista ricevette da Obama una lettera nella quale egli si dichiarava “privilegiato di essere parte del suo lavoro artistico e fiero di avere il suo supporto”

Per poter comprendere come questo poster abbia avuto tanto successo in così poco tempo è necessario analizzare dal punto di vista grafico l’importanza che assumono i singoli elementi che lo compongono, ossia: colori, immagine e carattere tipografico utilizzato. Dal punto di vista del colore Fairey, ispirandosi anche alle opere grafiche di Andy Warhol, scelse di rendere i volumi dell’immagine attraverso una quadricromia che mostrasse le ombre e le luci. I colori proposti (rosso, beige e blu in due tonalità differenti) sono un chiaro richiamo alla bandiera statunitense e una semplice ma efficace tecnica per caricare l’opera di una grande forza patriottica. Le diverse sfumature di blu aiutano a definire le forme del personaggio rappresentato e conferiscono al poster profondità. Il colore beige sul volto del futuro presidente è stata considerata una mossa strategica per indicare che il colore della pelle è un fattore ininfluente. Anche l’immagine utilizzata dall’artista per questo manifesto non è stata frutto di una scelta casuale, bensì di una ben precisa e ponderata. Il ritratto di Obama, mostra il presidente con lo sguardo che sembra volgere al futuro e con un’espressione seria ma che trasmette concentrazione, sicurezza e autorità, impattando positivamente chi guarda questo artefatto grafico. Un altro elemento che conferisce una certa aura di iconicità a “Hope” è la somiglianza tra il ritratto di Obama proposto da Fairey nella sua opera e quello più famoso del 35º Presidente degli Stati Uniti, John Fitzgerald Kennedy, considerato uno dei più celebri di sempre, anch’esso raffigurato guardando in alto verso sinistra, nella stessa direzione di Obama, coincidenza che rende l’opera capace di veicolare una forte fiducia e speranza negli elettori. Sotto l’immagine e a essa strettamente collegata, spicca la scritta “Hope”, realizzata utilizzando il font “Gotham”, un font disegnato dalla fonderia “Hoefler & Co.” La parola occupa la parte sottostante del manifesto e il carattere scelto, lineare e senza grazie, combinato con l’uso esclusivo delle maiuscole, oltre a conferire un senso di solidità, non lascia spazio a incertezze e permette soprattutto leggibilità anche da grandi distanze.

La vicenda legale connessa all’opera di Fairey, denominata “Caso Hope”, ha riscosso scalpore all’interno del mondo della comunicazione. Fairey ha da sempre definito il suo stile come “audace stile iconico che si basa sulla stilizzazione e idealizzazione delle immagini”[7] e proprio da questo si viene a creare la discordanza, ormai decennale, tra il suo modo di pensare e il comportamento avuto di fronte alla scena mondiale. L’artista mostrò un rilevante interesse nei confronti di Obama già a partire dal 2004, arrivando addirittura a donare soldi e creare immagini che potessero, nel 2008, contribuire alla buona riuscita della sua campagna elettorale. Dopo aver ottenuto l’approvazione del manager di Barack Obama, tramite il conoscente Yosi Sergant, Shepard Fairey iniziò a lavorare al suo progetto per la campagna pubblicitaria. Lo stesso Fairey, notando che gli exit poll mostravano il repubblicano McCain in vantaggio, il 22 Gennaio decise di cominciare e finire uno dei più grandi progetti di comunicazione in ambito politico degli ultimi tempi in esattamente 2 giorni: un lasso di tempo così stretto farlo cadere in un errore inaspettato: l’appropriazione indebita di fonti. L’artista dichiarò in una sua intervista che, tramite una ricerca su Google immagini, incorse nella foto che divenne la base del famoso poster, appartenente però a Mannie Garcia, fotografo facente parte della National Press Photographers Association, associazione all’interno della quale il codice etico specifica che le foto non debbano avere coinvolgimenti politici. Mannie Garcia scattò il ritratto usato da Fairey durante una conferenza in cui erano presenti George Clooney, di ritorno da un viaggio a Darfur, e due senatori, tra cui Obama. Verso la fine del 2008 si cominciò a dibattere sull’effettiva origine della foto e, a Gennaio del 2009, un blogger di nome Tom Gralish riconobbe l’effettiva provenienza di essa, scaturendo la conseguente reazione della Photographers Association, la quale cominciò le negoziazioni per avere un rimborso. Nell’Ottobre del 2009 Shepard Fairey fu costretto a rivelare quanto accaduto dopo che furono ritrovate negli hard disk del suo ufficio prove che dimostravano l’appropriazione indebita del materiale. Fairey, tuttavia, ribatté affermando, per vie legali, che il suo fu un utilizzo non autorizzato, ma che rimase circoscritto al “fair use”, ovvero l’appropriazione di un elemento/oggetto, materiale o digitale che sia, ma non della sua essenza, il messaggio all’interno dell’opera, dell’artefatto. Shepard dichiarò di aver donato un significato profondo e personale allo scatto di Garcia cambiando la foto alla radice. Modificò la fisionomia del viso abbassando leggermente l’orecchio destro dell’ex presidente Obama per conferire maggiore simmetria all’opera; alterò tratti cromatici asserendo connotati fumettistici. Lo scatto, quindi, come sinonimo di realismo, mentre il poster come sinonimo di idealismo.

Published by Cesare Camardo

Graphic Designer e Visual Research, qui è mostrato il lavoro in ambito di ricerca nel mondo delle arti figurative.

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google photo

You are commenting using your Google account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s

Create your website at WordPress.com
Get started
%d bloggers like this: